Per un artista emergente, Sanremo comincia molto prima del palco dell’Ariston. Comincia nella scelta della canzone con cui presentarsi, nella capacità di sostenerla dal vivo e nella costruzione di un’identità che resti riconoscibile anche dopo un passaggio televisivo. Il percorso di Sanremo Giovani 2026, guidato dal direttore artistico Stefano De Martino, rende particolarmente concreta questa distanza fra l’occasione di essere visti e la possibilità di trasformarla in un progetto duraturo.

Il termine delle candidature, prorogato dalla Rai, era fissato al 12 ottobre alle 18. Nel comunicato sulla commissione musicale, le audizioni sono indicate per la fine di ottobre.

Due percorsi, una selezione che si restringe

La commissione riunisce Fabio Volo, Carlo Pastore, Pino Perris, Noemi, Ema Stokholma, De Martino e Claudio Fasulo. Il programma prevede sessanta artisti alle audizioni di Sanremo Giovani e quindici ammessi alla fase successiva. A loro si aggiungeranno quindici partecipanti provenienti da Area Sanremo. Le selezioni successive porteranno a sei finalisti, tre per ciascun percorso.

Questi numeri descrivono una progressione precisa, ma non autorizzano a ricavarne probabilità individuali o ricette per essere scelti. Una commissione con esperienze diverse non equivale, da sola, a una griglia di valutazione: attribuirle preferenze per generi, formule o strategie social significherebbe aggiungere criteri che le comunicazioni citate non stabiliscono. Per chi segue le selezioni, il riferimento rimane la documentazione ufficiale, soprattutto quando circolano anticipazioni prive di riscontro.

Percorso previsto: 60 artisti di Sanremo Giovani alle audizioni; 15 si uniscono a 15 da Area Sanremo; quindi 6 finalisti, tre per ciascun percorso.
Schema della redazione sul percorso annunciato da Rai; non indica che le audizioni siano concluse.

Il passaggio dai Giovani ai Campioni

La presentazione ufficiale del percorso indica la finale per il 18 dicembre su Rai 1 e un solo vincitore destinato ai Campioni del Festival 2027. Il quadro del Festival colloca la manifestazione dal 16 al 20 febbraio.

Sul piano del progetto artistico, il punto interessante è la continuità fra due contesti molto differenti. Un’esibizione di selezione concentra l’attenzione sulla proposta; il Festival espone anche il modo in cui un artista la racconta e la sostiene davanti a un pubblico più ampio. La visibilità può aprire una porta, ma non sostituisce il lavoro sul repertorio.

Prepararsi oltre la visibilità

Un modo concreto di leggere questo passaggio è interrogarsi sulla coerenza del materiale disponibile. La canzone scelta racconta davvero il progetto? L’esecuzione dal vivo ne conserva il carattere? Biografia, immagini e presentazione aiutano a comprenderlo, oppure promettono un’identità diversa da quella che si ascolta? Sono domande utili anche a chi non partecipa a Sanremo, perché costringono a tenere insieme musica e comunicazione. È il terreno dello sviluppo artistico, affrontato anche nel nostro approfondimento sul ruolo dell’A&R e sulla scelta del repertorio.

Lo stesso vale per il lavoro dopo un’eventuale esposizione. Un ascoltatore incuriosito deve poter trovare altri brani, capire chi sta ascoltando e riconoscere un filo fra le uscite. Concentrarsi soltanto sull’appuntamento televisivo rischia invece di lasciare senza risposta proprio l’interesse che quell’appuntamento potrebbe generare. Preparare il seguito significa considerare il singolo come parte di un repertorio, senza trasformare ogni scelta in una previsione di successo.

La preparazione non finisce dunque con il brano candidato. Significa lavorare sulle canzoni successive, scegliere quali portare dal vivo e costruire una presentazione fedele alla propria musica. Se una selezione crea attenzione, è il repertorio a darle continuità: un progetto deve poter essere ascoltato e riconosciuto anche oltre la canzone con cui si è presentato.